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Il Processo del Lunedì: abbiamo perso tutto, e qualcuno ha perso anche la dignità

È finita!
Non servono più calcoli, non servono più speranze: il Paternò è retrocesso!

Una retrocessione che non arriva all’improvviso, ma che rappresenta l’epilogo naturale di una stagione nata male e gestita peggio. Una stagione in cui, giornata dopo giornata, si è assistito a uno svuotamento progressivo di tutto ciò che rendeva questa squadra qualcosa di più di undici giocatori in campo.
Perché oggi non si è perso solo un campionato.
Abbiamo perso tutto.
Abbiamo perso la categoria, ma anche la credibilità, il rispetto e il legame con la città. E soprattutto, la sensazione sempre più diffusa è che questa società abbia perso anche la dignità.
Non è una frase forte per il gusto di esserlo. È ciò che resta dopo mesi di annunci, promesse e progetti mai realizzati. Una gestione che si è dimostrata inadeguata, incapace di costruire, programmare e soprattutto comprendere la realtà in cui si trovava a operare.
E sul piano tecnico, la situazione non è stata diversa.
La guida di Millesi non ha mai dato segnali di crescita. Una squadra senza identità, senza gioco, senza evoluzione. Per questo oggi si può dire senza giri di parole: un allenatore da terza categoria per una squadra che avrebbe dovuto salvarsi in Serie D.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una squadra mai realmente costruita, un ambiente svuotato, una piazza che si è progressivamente allontanata perché non si sentiva più rappresentata.
E allora torna inevitabile una domanda che oggi pesa come un macigno:
ma non doveva andare meglio senza i paternesi?
Era questa la linea intrapresa. Allontanare chi rappresentava il territorio, chi conosceva la storia e le dinamiche di questa piazza, per costruire qualcosa di nuovo.
I fatti hanno dato la risposta.
Una squadra senza identità.
Una società distante.
Una città che non si riconosce più.
E proprio da qui bisogna ripartire da una verità semplice, ma fondamentale:
il Paternò calcio è dei paternesi.
Non è uno slogan, ma un principio. Perché senza quel legame con il territorio, senza quella componente fatta di appartenenza e conoscenza dell’ambiente, questa squadra perde la sua essenza.
La retrocessione, in fondo, è solo l’ultimo atto.
Il vero crollo è stato molto prima, quando si è deciso di rompere con la propria gente.
Perdere una categoria può capitare.
Perdere la propria identità, invece, è una scelta.
E oggi il Paternò ne sta pagando tutte le conseguenze.

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Vincenzo Anicito

Esteta, curioso, intrigante, riflessivo, odia gli stereotipi, ama Paternò e il Paternò calcio, il paesaggio al tramonto, il mare d'estate dopo le 19:00 e dormire con il rumore della pioggia

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