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Il Processo del Lunedì: cala il sipario in casa, qui vengono tutti a saccheggiare!

Cala il sipario!
E lo fa nel modo più amaro possibile.
Il Paternò saluta il proprio pubblico con un’altra sconfitta, contro il Castrum Favara, nell’ultima partita casalinga di una stagione già segnata. Ma non è solo una sconfitta. È l’ennesima conferma di un fallimento totale.
Perché ormai è evidente:
al “Falcone-Borsellino” vengono tutti a saccheggiare.
Arrivano squadre motivate, organizzate, con un obiettivo chiaro. Trovano un Paternò fragile, disordinato, privo di anima. Segnano, gestiscono, portano via punti. Senza neanche troppa fatica ( e proprio un avversario come Infantino, artefice 3 anni fa della nostra retrocessione, questa resa è consegna delle armi non la meritava).
Il Favara ha fatto semplicemente quello che doveva fare una squadra vera: sfruttare gli errori, colpire nei momenti giusti, chiudere la partita. Il Paternò, invece, ha fatto quello che fa da mesi: sbagliare, rincorrere, cedere.
E qui non si può più parlare di episodi.
Questa squadra è il prodotto di una società totalmente inadeguata, incapace di costruire un progetto, incapace di gestire una categoria difficile, incapace persino di mantenere un minimo di dignità sportiva. Una gestione improvvisata dall’inizio alla fine, che ha portato alla distruzione tecnica e ambientale di tutto.
E sul campo, la responsabilità è altrettanto chiara.
Millesi ha dimostrato di non essere all’altezza della categoria.
Non per un episodio, non per una partita. Ma per un’intera stagione.
Una squadra senza gioco.
Senza organizzazione.
Senza identità.
Errori difensivi ripetuti, letture sbagliate, incapacità totale di dare equilibrio. E anche quando il Paternò prova a reagire, lo fa in modo confuso, senza logica, senza struttura. Questo non è un momento negativo. È una gestione tecnica fallimentare.
E allora il risultato è inevitabile.
Una squadra che non difende più il proprio campo.
Una squadra che non spaventa più nessuno.
Una squadra che ha perso tutto: punti, credibilità e rispetto.
Il pubblico lo ha capito da tempo.
La città lo ha capito da tempo.
E non è un dettaglio: in città c’è già chi si sta organizzando per non seguire più questa squadra anche nella prossima stagione. Un segnale fortissimo, forse il più grave di tutti. Perché quando una piazza decide di voltare le spalle, significa che il distacco è ormai totale.
Forse gli unici a non volerlo ammettere sono proprio quelli che hanno portato il Paternò in questa situazione.
E allora sì, questo non è solo l’addio a una partita casalinga.
È un “a non rivederci” a una stagione disastrosa.
A una gestione che ha fallito sotto ogni punto di vista.
A una squadra che non ha mai dato l’impressione di poter essere davvero tale.
Perché perdere può capitare.
Ma essere svuotati, impotenti e irrilevanti è tutta un’altra cosa.
E oggi il Paternò è esattamente questo.




