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I genitori criticano la scelta del Sindaco. Riceviamo e pubblichiamo.

Riceviamo e pubblichiamo:

“Egregio Sig. Sindaco Nino Naso,
Le scriviamo in merito alla decisione assunta con ordinanza n. 96 del 9.11.2020, circa la chiusura delle scuole pubbliche e parietarie dell’infanzia, elementari e medie, per contrasto al Covid 19.
Nel comprendere le difficoltà di governo legate al momento storico che stiamo vivendo a causa dell’emergenza sanitaria, che ha colto tutti impreparati, tuttavia, non si può non evidenziare l’incoerenza e l’inutilità di una scelta di tale portata.
Infatti, se obiettivo di Questa Amministrazione è quello di contenere la diffusione del Coronavirus, evitando assembramenti nell’interesse di tutelare la salute dei cittadini, non si comprende come, oggi, si ha il coraggio di “chiedere” un tale sacrificio agli unici esseri incolpevoli, ovvero i bambini della scuola primaria e dell’infanzia – i soli a rispettare le regole di igiene, distanziamento e utilizzo della mascherina, che potrebbero subire gravi ripercussioni psicofisiche – quando, invece, si consente agli adolescenti, di circolare liberamente, senza alcun controllo!!
Si è consentito il passaggio del Giro d’Italia per la nostra città, che ha creato inevitabilmente assembramenti – e che, senza dubbio, ha contribuito a far lievitare il numero di contagi in modo vertiginoso -; si consentono i mercati, luoghi di indubbio assembramento; si permette che i giovani creino affollati assembramenti per le strade senza alcun controllo, per colpire, poi, proprio coloro che hanno come unico momento di relazione la frequenza della scuola!!
E ancora, viene da chiedersi, cosa dovranno fare molti genitori che “sperano” di poter lavorare?? Mandare i bambini nelle ludoteche???
Se l’intenzione è quella di porre un freno a questa condizione di contagio incontrollato, se si deve chiedere un sacrificio per il bene della popolazione, che sia un sacrificio per TUTTI!
Si deve avere il CORAGGIO di adottare una VERA SCELTA RESPONSABILE: chiedere di far decretare Paternò zona rossa, a fronte dei reali numeri dei contagi esistenti – circostanza che, peraltro, avrebbe consentito ai genitori di ottenere il bonus baby sitter, nonché, agli insegnanti delle scuole parietarie e ai dipendenti di imprese private, la cassa integrazione.
Il punto è che non possono essere solo i più piccoli a pagarne le conseguenze, inutilmente, per tutti!!
Non solo, sotto altro profilo, strettamente giuridico, non può sottacersi l’illegittimità della scelta assunta poiché la Legge non riconosce alcun potere in tal senso al Sindaco!!
Infatti l’art. 3, comma 2, del D.L. 19/2020 precisa che: “I Sindaci non possono adottare, a pena di inefficacia, ordinanze contingibili e urgenti dirette a fronteggiare l’emergenza in contrasto con le misure statati, né eccedendo i limiti di cui al comma 1”. In tale quadro, pertanto, spetterebbe al Sindaco la sola integrazione della disciplina che è fissata a livello nazionale – o regionale, nel caso di specie, trattandosi di scuole – senza poter derogare alla stessa, a pena di inefficacia. Dunque, i provvedimenti adottati a livello locale, per fronteggiare l’emergenza Covid-19, possono solo integrare la disciplina fissata a livello statale ma non possono derogare alla stessa, pena la loro inefficacia.
Eventuali interventi restrittivi rispetto alla normativa nazionale possono essere adottati solo dai Presidenti delle Regioni “in relazione all’andamento della situazione epidemiologica sul territorio, accertato secondo i criteri stabiliti”.
Invero, il D.L. 33/2020, di recente modificato dal D. L. 125 del 07/10/2020, precisa specificamente il procedimento da seguire per effettuare gli eventuali ulteriori interventi restrittivi rispetto alle discipline nazionali: “(…) La Regione, informando contestualmente il Ministro della Salute, può introdurre misure derogatorie restrittive rispetto a quelle disposte dai sensi del medesimo art. 2, ovvero, nei soli casi e nel rispetto dei criteri dai citati decreti”.
‘L’ordinanza interferisce, in modo non coerente, con l’organizzazione differenziata dei servizi scolastici disposta dal sopravvenuto DPCM 3 novembre 2020, il quale colloca la Regione tra le aree a media criticità (c.d. ‘zona arancione’) e che persino per le aree ad alta criticità (c.d. ‘zone rosse’) prevede la didattica in presenza nelle scuole elementari.
Infatti, il DPCM del 3 novembre 2020, contempla due categorie di norme:
quelle valide per tutto il territorio nazionale e altre valide limitatamente all’ambito regionale.
Le disposizioni con valenza nazionale, prevedono che all’intero territorio siano applicate le seguenti norme: “(..) didattica a distanza al 100% per le scuole secondarie, ad eccezione delle attività di laboratorio da svolgere in presenza;
attività in presenza per le scuole dell’infanzia (asili), primarie e secondarie di primo grado (medie), dove tuttavia permane l’utilizzo obbligatorio delle mascherine, ad eccezione dei bambini al di sotto dei 6 anni di età”.
Non solo, ma non può sottacersi la circostanza che con nota prot. 41155 del 24.09.2020 la Regione Siciliana ha invitato formalmente tutti i sindaci della stessa regione “ a comunicare alle Autorità sanitarie eventuali criticità che si dovessero presentare presso gli istituti scolastici, di ogni ordine e grado, che insistono sul territorio comunale, astenendosi dall’emanare ordinanze contingibili e urgenti le quali, adottate senza il necessario conforto dei Dipartimenti di prevenzione competenti, si appalesano per la apoditticità delle decisioni ivi assunte”.
Dunque, da tale quadro emerge chiaramente come il potere di emettere ordinanza in tema di misure derogatorie e restrittive rispetto al quadro nazionale sia assolutamente precluso al Sindaco.
Invero, il Sindaco di Paternò poggia la citata ordinanza di chiusura sull’incremento dei numeri dei contagi emersi a seguito dei controlli disposti su studenti di scuola secondaria e non primaria; la scelta di interrompere la frequenza in presenza proprio per gli studenti delle scuole primarie – che, invece, sono assicurate, come già detto, in tutta la Sicilia e nel resto d’Italia, persino nelle c.d. “aree rosse” – infliggono a costoro una penalizzazione grave e ingiustificata del diritto allo studio, tutelato il più possibile dalle norme nazionali più recenti!
Pertanto, da cittadini, invitiamo il Sindaco di Paternò ad adottare una VERA scelta di RESPONSABILITA’ verso la Sua Amata città, chiedendo che la stessa venga segnalata alle autorità competenti, al fine di far decretare PATERNO’ ZONA ROSSA!

Lettera firmata dai genitori

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Vincenzo Anicito

Esteta, curioso, intrigante, riflessivo, odia gli stereotipi, ama Paternò e il Paternò calcio, il paesaggio al tramonto, il mare d'estate dopo le 19:00 e dormire con il rumore della pioggia

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One Comment

  1. E purtroppo gli adolescenti sono i soliti cretini anarcoidi che se ne infischiano di rispettare divieti e regolamenti. La colpa è soprattutto dei genitori, che non sanno agire come tali.

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