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Il Processo del Venerdì: la fine annunciata di una squadra che non c’è più

Questa volta potremmo anche chiamarlo Processo del Venerdì.
Perché la partita si è giocata ieri, in anticipo, alla vigilia della Santa Pasqua. Ma, a dire il vero, cambia poco. Il giorno passa, il calendario scorre, ma la sostanza resta sempre la stessa.
Il Paternò o quella che ormai molti definiscono “Kirdese” perde ancora e si avvicina definitivamente a un epilogo che, più che temuto, era stato già previsto.
La gara ha raccontato ciò che vediamo da settimane. Una squadra che prova a stare dentro la partita, che a tratti si impegna, ma che nei momenti decisivi continua a mancare. Non c’è qualità, non c’è lucidità, non c’è quella forza che serve quando il campionato entra nella fase finale.
Ma il punto non è più la partita.
Il punto è che questa squadra non esiste più da tempo.
E la cosa più grave è un’altra.
I paternesi oggi fanno fatica perfino a soffrire.
Perché non sentono più questa squadra come propria.
È una distanza emotiva devastante. Perché a Paternò il calcio è sempre stato passione vera, anche nelle sconfitte. Oggi invece c’è freddezza, rassegnazione, silenzio.
E come se non bastasse, si continua a vedere una comunicazione che rasenta il ridicolo.
Basta con quelle interviste preimpostate pubblicate sulla pagina ufficiale, gestita in maniera confusa, distante, inadeguata. Messaggi costruiti, vuoti, che non rappresentano minimamente lo stato d’animo della città.
E poi c’è il paradosso più grande.
Prima si porta la squadra ad allenarsi lontano da Paternò, ad Aci Castello, e poi si chiede la vicinanza della città.
Non funziona così.
Non si può allontanare la squadra dal proprio territorio e allo stesso tempo pretendere sostegno. La vicinanza si costruisce, non si invoca dopo aver creato distanza nei fatti.
E poi c’è quell’immagine che resta.
Una trasferta affrontata con un pullman da 30 posti.
È il simbolo perfetto. È tutto lì.
Una realtà ridimensionata, svuotata, lontana anni luce da quella che era.
E allora sì, possiamo chiamarlo Processo del Venerdì.
Ma il verdetto è già scritto.
Non si parla più di salvezza.
Si parla della fine di qualcosa che non è mai stato davvero costruito.
E alla fine resta una domanda, inevitabile, amara:
ma non doveva andare meglio senza i paternesi in società?




