
Negli ultimi giorni, dopo lo scioglimento per mafia del Comune di Paternò disposto dal Governo su proposta del Ministro dell’Interno, si è diffusa una narrazione distorta che tenta di attribuire responsabilità indistinte a tutto l’arco politico cittadino. È indispensabile ristabilire un quadro fedele e documentabile, perché non è vero che tutti siano stati vicini a Nino Naso e non è vero che esponenti come Gaetano Galvagno e Francesco Ciancitto abbiano mai sostenuto l’ex sindaco. La storia racconta tutt’altro.
La candidatura del 2012
La prima esperienza elettorale di Nino Naso risale al 2012, quando si candidò sostenuto dall’MPA e da alcune liste civiche. In quella stessa competizione il Popolo delle Libertà, in cui Ignazio La Russa ricopriva la carica di coordinatore Nazionale, si presentò con un proprio candidato, Vittorio Lo Presti, mentre il centrosinistra appoggiava Mauro Mangano, che alla fine vinse le elezioni. Già in quell’anno il centrodestra ufficiale non ebbe alcuna sovrapposizione con la candidatura di Naso, che rimase un progetto politico autonomo, civico e non legato ai partiti nazionali.
Il 2017 e la vittoria civica di Naso
Nel 2017 Naso tornò a candidarsi, sostenuto esclusivamente da liste civiche, alcune delle quali formate da figure riconducibili anche all’area del centrosinistra. Anche l’attuale segretario regionale del PD Anthony Barbagallo sosteneva, con forza, quel progetto politico. Va detto che all’epoca nessuno poteva sapere come avrebbe amministrato Naso e la città lo sosteneva con forza, riponendo in lui grandi speranze, soprattutto dopo la disastrosa esperienza dell’amministrazione Mangano. Ma anche in questo caso il centrodestra paternese scelse un altro percorso ed espresse la candidatura di Anthony Di Stefano, sostenuto da liste civiche di area moderata, come quella dell’allora deputato Salvo Torrisi e di centrodestra. In quella competizione, contrariamente a quanto qualcuno tenta ora di suggerire, Gaetano Galvagno e Francesco Ciancitto non solo non sostennero Naso, ma erano direttamente impegnati a sostegno di Distefano. Galvagno aveva creato una lista civica a sostegno della candidatura di Distefano e Ciancitto aveva candidati vicini a lui in quella lista. La distanza politica era totale e assolutamente chiara.
Il coraggio di dire NO
Bisogna ricordare che Nella sua prima amministrazione Naso godeva di un fortissimo consenso popolare e di una maggioranza politica bulgara in consiglio. Nessuno osava dissentire e chi lo faceva veniva denigrato. Ma ci fu chi ebbe il coraggio di dire NO.
Infatti, nella coalizione civica che portò Naso alla vittoria vennero eletti anche Agata Marzola, Alfredo Sciacca e Tuccio Paternò. Essi furono gli unici a lasciare la maggioranza dopo pochissimo tempo. E non perché non avessero ricevuto ruoli, visto che gli furono persino proposti incarichi in Giunta che rifiutarono. La motivazione del loro abbandono fu esclusivamente politica. Non condividevano l’impostazione amministrativa del sindaco né il metodo di gestione del governo cittadino. Si opposero sul piano dei contenuti e scelsero di non legarsi al sistema nascente attorno all’amministrazione. E non si dimenticano i feroci attacchi personali che subirono da parte del sindaco Naso e dei suoi tifosi. Attacchi che sfociavano financo in insulti personali feroci e tutti documentati.
Una volta approdati all’opposizione, Marzola, Sciacca e Paternò si tesserarono in Fratelli d’Italia e divennero i rappresentanti consiliari del partito. Di fatto, dal momento del loro passaggio in opposizione, rappresentarono il centrodestra paternese e Gaetano Galvagno, che nel frattempo era divenuto loro riferimento politico. Essi furono i volti ufficiali del partito nella battaglia politica contro Naso, e lo furono da subito, dalla prima seduta in cui presero posto nei banchi dell’opposizione dove trovarono Anthony Distefano e Giuseppe Lo Presti, che formarono in Consiglio il gruppo “Diventerà Bellissima”, riferimento politico del presidente della Regione Nello Musumeci, insieme ai consiglieri Claudia Flammia, Marco Gresta e Martina Ardizzone del Movimento 5 Stelle, oltre a Guido Condorelli ed Emilia Sinatra eletti con Forza Italia. L’opposizione del quinquennio 2017–2022 fu una delle più nette e coerenti della storia politica cittadina. I consiglieri subirono per anni insulti, aggressioni verbali e attacchi personali, provenienti sia dal sindaco, che dai consiglieri e sostenitori della sua maggioranza. Nonostante ciò, portarono avanti un’opposizione dura, trasparente, senza esitazioni e senza sconti.
In quella consigliatura, nel 2020, si consumò uno degli episodi più significativi e simbolici della vita politica paternese degli ultimi anni. L’amministrazione guidata da Nino Naso godeva in quel momento di una maggioranza ampia, definita da molti una maggioranza bulgara, tanto era solida nei numeri e impermeabile a qualunque forma di dissenso interno. Eppure quell’opposizione, che rappresentava un gruppo ristretto ma determinato di consiglieri comunali, decise di compiere un atto politico di grande coraggio: presentare e votare in aula una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco.
La mozione di sfiducia del 2020
Furono in tutto dieci i consiglieri che credettero necessario e doveroso assumersi quella responsabilità istituzionale. Anthony Distefano, Giuseppe Lo Presti, Agata Marzola, Alfredo Sciacca, Tuccio Paternò, Claudia Flammia, Martina Ardizzone, Marco Gresta, Guido Condorelli ed Emilia Sinatra. Provenivano da esperienze diverse ma erano accomunati dalla netta convinzione che l’amministrazione Naso avesse imboccato una deriva amministrativa e politica non più conciliabile con il mandato ricevuto dai cittadini. Era una posizione scomoda, controcorrente e soprattutto minoritaria, ma proprio per questo ancora più rappresentativa della volontà di difendere un principio: quello della chiarezza e della responsabilità verso l’elettorato.
Quei consiglieri sapevano perfettamente che la mozione sarebbe stata numericamente insufficiente per ribaltare i rapporti di forza in consiglio comunale. Erano consapevoli che l’esito finale non avrebbe portato alla caduta dell’amministrazione. Tuttavia ritenevano fondamentale fare emergere agli occhi della città tutte le criticità amministrative che da tempo denunciavano e che la maggioranza preferiva occultare dietro la forza dei numeri.
Il clima in cui si svolse quella battaglia fu tutt’altro che sereno. I protagonisti della mozione subirono attacchi personali, insulti, delegittimazioni pubbliche, accuse pretestuose e persino tentativi di ridicolizzazione, anche dai consiglieri del Partito Democratico che sostenevano Nino Naso. Ma nonostante ciò decisero di andare avanti, portando la mozione fino al voto, arrivando a esprimerla uno per uno, assumendosi il peso di un gesto che in molti, allora, giudicarono inutile, mentre la storia politica cittadina avrebbe poi riconosciuto come un momento di forte testimonianza civica e politica.
Quella sfiducia, votata in dieci contro una maggioranza compatta, rimane ancora oggi un documento politico di enorme valore. Fu un atto che segnò la differenza tra chi preferiva tacere per convenienza e chi, invece, riteneva giusto assumersi il rischio dell’impopolarità pur di denunciare ciò che non funzionava. Rappresentò la continuità dell’opposizione netta, chiara e coraggiosa che aveva caratterizzato il lavoro consiliare dal 2017 al 2022, quella stessa opposizione che non temeva scontri frontali, che difendeva con forza la propria posizione e che spesso pagò un prezzo personale per mantenere la propria coerenza.
Il voto del 2020 dimostrò che anche in condizioni di evidente inferiorità numerica può esistere un’opposizione capace di incidere. Non nei numeri, ma nella coscienza politica della città. E infatti, negli anni successivi, proprio quella sfiducia si rivelò profetica, anticipando molte delle criticità che sarebbero emerse con maggiore forza negli anni seguenti e che avrebbero contribuito a cambiare lo scenario politico locale.
Quell’atto rimane dunque una delle pagine più importanti della storia amministrativa recente di Paternò. Non per il risultato, ma per il coraggio. Non per i numeri, ma per il valore simbolico. Non per ciò che cambiò immediatamente, ma per ciò che rappresentò: la dimostrazione che anche in un contesto dominato da una maggioranza schiacciante esistevano consiglieri pronti a mettere la propria faccia, la propria credibilità e persino la propria serenità personale pur di non rinunciare a un principio fondamentale, quello della responsabilità verso i cittadini e verso la verità politica.
È importante ricordare che in quel periodo l’amministrazione Naso aveva al suo interno figure provenienti dal Partito Democratico, compreso il suo ex segretario cittadino che venne eletto presidente del Consiglio Comunale, mentre l’assessore che qualcuno tenta oggi di attribuire a Fratelli d’Italia non rappresentava il partito. Si trattava di una nomina esclusivamente personale di Naso, poiché Fratelli d’Italia non aveva alcun consigliere in maggioranza e i suoi tesserati erano tutti schierati in opposizione e votarono in modo compatto la mozione di sfiducia.
La manipolazione delle immagini e il tentativo di riscrivere la storia
Uno degli argomenti più utilizzati in queste settimane riguarda alcune fotografie che ritraggono Galvagno* o Ciancitto* accanto a Naso negli anni di amministrazione. È un argomento inconsistente. Prima dell’inchiesta Athena, che ha portato allo scioglimento del Comune, Naso era comunque il sindaco della città e in qualsiasi Comune d’Italia le figure istituzionali di rango regionale o nazionale partecipano ad eventi ufficiali accanto al primo cittadino. Non esiste però un solo scatto di comizi, iniziative politiche, campagne elettorali o attività di partito che ritragga Naso accanto ai dirigenti di Fratelli d’Italia. Non ne esiste uno perché non vi è mai stata alcuna collaborazione politica.
Il 2022
Nel 2022 Naso si ricandidò con l’appoggio di alcune liste civiche. Fratelli d’Italia, invece, presentò un proprio candidato, Alfio Virgolini, sostenuto solo dal partito e da liste civiche di centrodestra. Parte del centrosinistra scelse di appoggiare la candidatura civica di Maria Grazia Pannitteri, prendendo le distanze dal sindaco uscente. Anche in questo caso la posizione dei partiti è limpida: il centrodestra ufficiale non sostenne Naso, come non lo aveva sostenuto nel 2012 e come non lo aveva sostenuto nel 2017. La storia politica cittadina è chiara e non ammette interpretazioni alternative.
L’opposizione dal 2022 al 2025 e gli errori di percezione
Dopo il 2022 si registrò un cambiamento netto rispetto alla prima fase della consigliatura precedente. L’opposizione in aula, pur nella sua legittimità politica, assunse toni più moderati, talvolta troppo silenziosi o incerti. Questa impostazione finì per creare nell’opinione pubblica una percezione sbagliata, quasi che alcune forze politiche potessero essere vicine all’amministrazione. Una percezione non reale, ma favorita dalla minor incisività rispetto all’opposizione durissima del quinquennio 2017–2022.
Oggi, alla luce dello scioglimento per mafia, si tenta di riscrivere la storia politica della città distribuendo responsabilità in modo indifferenziato. Ma la storia è chiara e documentata. Fratelli d’Italia, Gaetano Galvagno, Francesco Ciancitto e i loro rappresentanti consiliari non hanno mai sostenuto Nino Naso. Al contrario, furono tra coloro che si opposero con più coerenza e coraggio alla sua amministrazione. Tutto il resto è una costruzione artificiale nata per mistificare la realtà e per creare l’illusione di una corresponsabilità politica che semplicemente non è mai esistita.




