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Il Processo del Lunedì: passi avanti inutili, titoli di coda sempre più vicini

Il Paternò perde a Barcellona Pozzo di Gotto contro l’Igea Virtus. Due gol, uno per tempo. Sconfitta contro la capolista, senza imbarcate, senza le umiliazioni delle ultime trasferte.
Sì, qualche passo avanti nel gioco si è visto. Più compattezza, meno sbandamenti. Ma il Processo del Lunedì non si fa con le buone impressioni. Si fa con la classifica davanti agli occhi: 8 punti dalla zona play out, 12 dalla salvezza diretta.
Numeri che raccontano una verità brutale.
Avevamo scritto che erano facili entusiasmi dopo una vittoria isolata. E non lo ribadiamo oggi per la sconfitta contro la prima in classifica – che può anche starci – ma per come siamo arrivati a questo punto. Per una stagione costruita male e gestita peggio.
E qui la responsabilità è chiara.
Questa società ha progressivamente fatto andare via figure che rappresentavano identità, equilibrio, competenza: Palumbo, Arcoria, Corapi, Zangani. Uomini che, al di là dei ruoli, erano amati dalla città per la tenacia ed il senso di appartenenza. E ora un altro nome storico sarebbe vicino all’addio.
Non è un caso. È un metodo.
Si è scelto di isolare, di accentrare, di affidare tutto a pochi soliti noti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una squadra che ha perso radicamento, uno staff che si sfalda, una città che non si riconosce più. Altro che progetto. Qui sembra un circo, con equilibri fragili e decisioni prese in una stanza sempre più piccola.
Domenica arriva l’Acireale, in piena corsa, in fiducia, con un nuovo mister. Pensare che basti la disperazione dell’ultima spiaggia per ribaltare la stagione è un’illusione. Le partite non si vincono con i comunicati e con le dichiarazioni altisonanti. Si vincono con programmazione, continuità e credibilità. Tutte cose che sono mancate.
La gestione è stata da terza categoria. Non per l’impegno dei ragazzi, che anche a Barcellona hanno lottato, ma per l’organizzazione complessiva. Perché quando perdi uomini chiave uno dopo l’altro e non riesci a ricostruire un equilibrio, stai scavando da solo.
La “Kirdese”, come amaramente qualcuno la chiama, è ormai vicina ai titoli di coda della pagina forse più buia della storia calcistica della nostra città.
Non per una singola sconfitta.
Non per aver perso contro la capolista.
Ma per aver smarrito identità, credibilità e visione molto prima che la classifica diventasse una sentenza.



