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“Il Processo del Lunedì”: sei gol, zero anima, una resa senza alibi!

Ci sono sconfitte che fanno male. E poi ci sono sconfitte che non ammettono più spiegazioni.
Vigor Lamezia–Paternò 6-0, con gol subito dopo un solo minuto, non è una partita persa: è una resa tecnica, mentale e societaria.
Quando prendi gol dopo sessanta secondi e poi ne incassi altri cinque senza mai dare la sensazione di poter reagire, il problema non è l’episodio. Il problema è che questa squadra è vuota. Vuota di idee, di carattere, di identità. Vuota di anima.
Il Paternò è entrato in campo già sconfitto. Non c’è stata lettura, non c’è stata organizzazione, non c’è stata reazione. Ogni attacco della Vigor Lamezia sembrava poter diventare un gol (A proposito, riferito ai signori Kirdy e Kamal che non lo conoscevano, ieri avete avuto la fortuna di aver potuto ammirare chi è Giovanbattista Catalano, 6 gol, 6 assist! Ma soprattutto che i consigli di chi non ha secondi fini ed ha una specifica competenza, vanno sempre ascoltati!). Ogni minuto che passava aumentava la sensazione di una squadra allo sbando, senza riferimenti, senza una guida vera.
E qui la responsabilità del mister Millesi non può più essere aggirata.
È giusto riconoscere l’impegno, la dedizione, il tentativo disperato di aggrapparsi a qualsiasi cosa. Ma a questo punto non basta più. Una squadra che prende sei gol, che non cambia atteggiamento dopo il primo, che non trova una contromisura dopo il secondo, è una squadra non preparata. E quando la preparazione manca, la responsabilità tecnica è evidente.
Ma sarebbe profondamente ingiusto fermarsi alla panchina.
Perché questo disastro nasce molto più in alto.
Le scelte societarie hanno prodotto una stagione senza direzione. Ruoli chiave lasciati scoperti o affidati senza competenza, programmazione inesistente, interventi tardivi, comunicazione assente. Una gestione che ha progressivamente svuotato il Paternò di credibilità, dentro e fuori dal campo. Il 6-0 di Lamezia è solo la fotografia finale di un film iniziato mesi fa.
In questo quadro diventa assordante l’assenza del Dott. Vito Palumbo al seguito della squadra. Una figura storica, riconosciuta, che rappresentava un ponte tra società e città. La sua distanza non è casuale, ma il segnale di un dissenso ormai profondo con l’attuale gestione societaria. Quando persone di questo peso scelgono di non esserci, vuol dire che qualcosa è stato rotto in modo serio.
E infatti oggi il Paternò non rappresenta più la sua comunità.
Lo si sente dire apertamente: “Questa squadra non ci appartiene”.
Ed è una frase devastante, molto più dei sei gol subiti.
Per questo, ci auguriamo un intervento rapido dei commissari, necessario non solo per ristabilire ordine, ma per arginare ulteriori danni all’immagine del club, ormai compromessa da una gestione che ha perso ogni contatto con il contesto cittadino e sportivo.
Il Processo del Lunedì non può più limitarsi all’analisi. Qui serve una presa di responsabilità collettiva. Perché sei gol presi dopo un minuto sono il risultato di una catena di errori: tecnici, dirigenziali, societari. Nessuno escluso.
Questa squadra non ha anima perché chi avrebbe dovuto dargliela l’ha smarrita per strada.
E finché non si avrà il coraggio di dirlo apertamente, ogni domenica rischierà di diventare una nuova umiliazione.

Il Paternò, oggi, non sta solo perdendo partite.
Sta perdendo sé stesso.

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Vincenzo Anicito

Esteta, curioso, intrigante, riflessivo, odia gli stereotipi, ama Paternò e il Paternò calcio, il paesaggio al tramonto, il mare d'estate dopo le 19:00 e dormire con il rumore della pioggia

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